Tattiche e tecnologie per l’attacco all’incendio: come rispondere al cambiamento dei moderni scenari. Atti del convegno

“La qualità delle nostre decisioni è la misura del nostro coraggio”

          Presentazione utilizzata durante il seminario

 

Il casco Dräger HPS 7000 dalla viva voce dei protagonisti

Quello che segue è uno stralcio dell’intervista rilasciata a Dräger.

Intervista a Luca Parisi, Vigile del fuoco del Comando Provinciale di Trento e istruttore della Scuola Provinciale Antincendi di Trento nell’ambito del CFBT (Compartment Fire Behavior Training)

Dräger: Corsico. „Dimmi e dimenticherò, mostrami e forse ricorderò, coinvolgimi e comprenderò”. Questa frase di Confucio ben si addice al suo ruolo di istruttore di Vigili del Fuoco, e molto si può capire dalla foto del casco Dräger HPS 7000 utilizzato in condizioni estreme: oltre 150 volte nella “casa a fuoco” per 25 minuti ogni volta, con una temperatura superiore ai 500°C! Ci parli della sua esperienza come istruttore dei Vigili del fuoco e quali sono i temi che affronta con gli allievi prima di una prova pratica.
LP : “Il nostro obiettivo è quello di far vivere ai nostri allievi un’esperienza più vicino possibile ad un incendio reale, mantenendo elevati standard di sicurezza. Questo richiede un impegno totale da parte degli istruttori. Nei nostri simulatori non vi è un pulsante di emergenza che possa spegnere l’incendio, ventilare i fumi e raffrescare l’ambiente. Abbiamo dei sistemi di evacuazione di calore e fumo che però richiedono un certo tempo. Vi è quindi la necessità di garantire la sicurezza basandosi sulle procedure di lavoro, sulla preparazione degli istruttori e sulla fiducia reciproca che si instaura tra allievo e istruttore. Nel tentativo di creare questo clima di fiducia, l’istruttore trascorre del tempo insieme agli allievi spiegando a grandi linee quello che avverrà all’interno del simulatore e cosa ci si aspetta da loro….per completare la lettura clicca qui.

 

                                     Simulatore a combustibile solido 

 

 

Schiume antincendio e sistemi CAFS caratteristiche e modalità d’uso.

L’11 ed il 12 di ottobre si è tenuto presso il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Brescia un seminario dal titolo: Utilizzo delle schiume antincendio.

Il tutto organizzato dal Comando di Brescia con il placet del Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco che ha altresì delegato il personale del Centro di Documentazione del Piemonte di redigere i documenti filmati che potranno essere utilizzati dalla Direzione Centrale della Formazione.

Il comando di Trento ha risposto positivamente alla richiesta di inviare due rappresentanti per fare da relatori e portare la propra esperienza.

Il seminario ha visto il ripetersi nei due giorni dello stesso programma al fine di favorire la partecipazione del maggior numero  possibile di personale operativo con l’aggiunta, nella sola giornata di giovedì 12 ottobre, di un momento di confronto dedicato ai  Funzionari..

Da sottolineare la presenza di rappresentanti dei Comandi della Lombardia che hanno favorevolmente risposto all’invito.

Qui sotto la presentazione utilizzata durante il seminario. e un piccolo estratto video (grazie al cs Mauro Lai per la ripresa video) ed un foglio di calcolo con impostate le formule per il calcolo del concentrato schiumogeno in funzione delle portate critiche e delle dimensioni dell’incendio.

 

 

 

https://luparisi.files.wordpress.com/2017/10/calcolo-consumi-schiumogeni.xlsx

 

Intervista rilasciata al periodico Fire and Rescue

Nel mese di dicembre sono stato contattato da Ann-Marie Knegt direttore responsabile del periodico Fire & Rescue. La richiesta prevedeva di rispondere ad alcune domande in merito alla mia attività di istruttore. Preme sottolineare che la mia segnalazione è stata fatta da Anders Trewe e Christian Giuliani ai quali va il mio personale ringraziamento. Vorrei fosse ben chiaro che non ritengo questa nomination e la successiva pubblicazione dell’intervista come una mera affermazione personale. È invece la validazione di un percorso di crescita collettivo di un gruppo del quale sono fiero di far parte. E’ importante riconoscere i giusti meriti: non saremmo andati da nessuna parte se non ci fosse stato chi ha creduto in noi e chi, avendone il potere, non avesse preso la decisione di appoggiare le nostre proposte. Altrettanto fondamentale è il gruppo. Gruppo che ha condiviso l’impegno di credere in qualcosa di nuovo e con dei tratti di rottura rispetto al passato. Gruppo in costante crescita numerica e molto eterogeneo ma con una radice comune di passione e voglia di migliorare l’efficacia dei nostri interventi. Un altro aspetto fondamentale è che non possiamo permetterci il lusso di ritenerci “arrivati”. Se non si mantiene la fame di continuo miglioramento, la storia ci insegna che non si farà altro che imboccare la china in discesa. La barra deve rimanere dritta mantenendo bene in vista quelle che sono le esigenze di quanti si rivolgono a noi per ricevere la formazione che necessità. Nel momento in cui perdiamo di vista questo e ci concentriamo sull’appagare la nostra ambizione o peggio ancora mettiamo in primo piano l’interesse personale avremo fallito l’obbiettivo e tanti sforzi saranno stati vani.

Quella che segue è la traduzione in italiano dell’originale intervista in Inglese. La stessa la si può trovare al link inserito in fondo pagina.

F&R: Puoi descrivere una tipica giornata presso il campo prove?

LP: Il nostro ruolo nella scuola di formazione è di addestrare e formare sia nuove reclute che personale più esperto in merito allo sviluppo dell’incendio al chiuso. La giornata inizia con l’accoglienza degli allievi, la descrizione del programma giornaliero e la lettura delle raccomandazioni di sicurezza in essere. Dopo di che ci si cambia indossando il DPI e si realizzano alcune prove a freddo all’esterno con la lancia. Fatto questo si entra nel simulatore.

Ogni istruttore entra nel container, ambiente ostile per via del calore e della mancanza di visibilità, accompagnando un team composto da due allievi. Una volta dentro si devono perseguire più obbiettivi. Il nostro ruolo è quello di assicurarsi che si muovano correttamente all’interno. In questo primo ambiente vi sono alcuni ostacoli da superare che permettono di elevare, in tutta sicurezza, il livello di stress dell’allievo.

Successivamente ci si sposta nella sezione successiva del container che simula alcuni locali di un normale appartamento. Qui devono dimostrare di essere orientati nello spazio descrivendo lo scenario in cui si trovano. Fatto questo ci si porta nella sezione di container dove vi è l’incendio vero e proprio. Qui si faranno delle osservazioni sulla base di ciò che si vede. Colore della fiamme, tipologia di incendio in atto, modalità di trasmissione del calore, ecc.

Altro obbiettivo è la corretta gestione dell’aria. Gli allievi devono controllare costantemente il manometro del loro autorespiratore. In questo modo sanno quanta aria hanno utilizzato per arrivare al punto in cui sono e poter calcolare per quanto tempo possono restare all’interno.

Durante tutta l’esercitazione ci prefiggiamo di tenere gli allievi calmi, orientati e concentrati sulla gestione dell’aria.

All’uscita del simulatore si realizza un accurato debriefing su quanto visto ed avvenuto all’interno. Questo è un momento decisivo per fissare gli obbiettivi del corso. L’esercitazione si conclude con un’accurata procedura di svestizione e con la decontaminazione degli autorespiratori e DPI.

F&R: Cos’è la cosa migliore di essere un istruttore?

LP: Scorgere nei mie allievi accendersi la scintilla della curiosità e la volontà di incrementare le proprie conoscenze.

Io credo che dobbiamo favorire il desiderio di cambiamento e miglioramento così come dobbiamo fornire ai nostri allievi la conoscenza. Non vogliamo creare degli automi che agiscano con lo stesso approccio ad ogni incendio. Vogliamo piuttosto favorire la crescita di elementi pensanti che valutino la situazione prima di agire. Se ciò avviene possiamo dire di aver raggiunto il nostro scopo.

F&R: Qual è l’errore più frequente che vedi negli allievi?

LP: Io ritengo che l’errore principale sia il desiderio di conoscere esattamente ciò che succede durante un incendio. Purtroppo non è possibile. Ci sono troppi elementi che concorrono allo sviluppo di un incendio. L’unica risposta certa che possiamo dare è: “Tieni bene in mente che la situazione è in continua e costante evoluzione”. Quando, come vigile del fuoco, si comprende appieno questo concetto si potrà adattare l’approccio in maniera tale da affrontarlo nel miglior modo possibile.

F&R: C’è qualcosa di diverso che dovrebbe essere insegnato al posto di ciò che si fa adesso?

LP: Alle volte penso che si perdano di vista le reali necessità e gli obbiettivi che dovremmo darci. Talvolta si fa qualcosa non perché sia utile e funzionale ma semplicemente perché abbiamo sempre fatto così. Per esempio, perché non insegniamo ai nostri allievi a combattere l’incendio dall’esterno prima di entrare all’interno? Sappiamo perfettamente che il fumo contiene elementi carcinogeni e tossici. Nonostante questo perseveriamo nell’addestrare i nostri allievi a scegliere come prima opzione l’attacco dall’interno prima di considerare la possibilità di un attacco dall’esterno. Io ritengo che giochi un ruolo importante l’ego dell’istruttore in questo frangente.

F&R: Quale evoluzione strategica si profila nella formazione attuale?

LP: Seguendo quanto affermato sopra penso che dovremmo modificare la sequenza attraverso della formazione così come proposta da Lars Axelsson. Allo stato attuale il flusso degli argomenti è il seguente: Studio del fenomeno incendio → studio delle azioni di contrasto all’incendio → attacco interno → attacco esterno → ventilazione. Questo riflette la sequenza attraverso la quale si eroga la formazione e questo è quello che si fissa nella mente dei nostri allievi. Tuttavia la sequenza corretta dovrebbe essere: Studio del fenomeno incendio → studio delle azioni di contrasto all’incendio → attacco esterno → ventilazione → attacco interno. Dobbiamo passare il concetto che si deve effettuare un attacco interno solo dopo avere valutato l’opportunità e l’efficacia di un attacco esterno.

F&R: Qual è l’attrezzatura che preferisci e perché?

LP: La mia attrezzatura preferita è la lancia. Questo perché quando si parla della lancia molti dei miei studenti ritengono di “sapere già tutto quello che c’è da conoscere”, purtroppo molto spesso non è così. Noto a volte una mancanza nelle conoscenze di base. Si è così concentrati sugli equipaggiamenti in dotazione ad alto contenuto tecnologico che si perdono di vista gli strumenti di base. Quando parlo loro di come utilizzare correttamente la lancia colgo l’occasione di rinforzare concetti base.

F&R: Cosa distingue la struttura per la quale operi rispetto agli altri?

LP: La risposta è abbastanza semplice, siamo il primo (e al momento unico) centro di formazione in Italia ad usare più simulatori a caldo che utilizzano combustibile solido di classe A. Ve ne sono degli altri ma con solo un simulatore. Noi ne abbiamo alcuni a caldo ed una struttura per esercitazioni con fumo freddo.

Abbiamo cominciato circa dieci anni fa cercando di capire cosa si stava realizzando in Europa. Svezia, Germania, Francia, Portogallo, Belgio e Croazia sono stati le mete dei nostri viaggi per acquisire la necessaria conoscenza per condurre delle esercitazioni con fuoco reale sicure ed efficaci. Adesso abbiamo più di 30 istruttori abilitati con centinaia di allievi formati. Tra questi annoveriamo anche gli istruttori dell’Aeronautica Militare Italiana. Possiamo inoltre realizzare corsi tenuti in tedesco ed inglese combinando una formazione con fuoco reale di prima classe ad un territorio stupendo.

F&R: Qual è il tuo motto preferito quando si parla di lotta all’incendio?

LP: Non rovente da bruciare ma caldo per informare (Not hot to burn but warm to inform). Non è dimostrando quanto bravi siamo a resistere al calore che rendiamo il miglior servigio ai nostri studenti. Dimostriamo di essere bravi quando ricreiamo le condizioni migliori per l’apprendimento prefisso. (la paternità di questa frase è di Nisse Bergstrom of Sandö Fire college)

fire-rescue

Cliccando sull’immagine si apre un link per scaricare la rivista contenente l’intervista originale in inglese

Seminario Brescia 2017: Presentazioni 1/3 “La pesante eredità di ogni incendio”

Foto a cura del Centro Documentazione Video Milano

Foto a cura del Centro Documentazione Video Milano

 

Obbiettivi della formazione

Nei giorni scorsi ho avuto l’onore di essere invitato a parlare ad una platea qualificata di vigili del fuoco dei comandi della Lombardia. È meglio specificare che l’invito non era ad personam ma rivolto all’istituzione di cui faccio parte e che mi ha incaricato assieme ad un collega di rappresentarla. Il tema del seminario era “tecniche di attacco all’incendio al chiuso e ventilazione”. La prima cosa che mi sono chiesto è “cosa dico a più di 200 vigili del fuoco tra vigili, capi squadra e reparto che assieme sommano 5000 anni di esperienza interventistica? In che cosa potrei essere utile a loro? Come si può parlare efficacemente di un’attività che è prettamente pratica? Come poter affrontare una tematica così ampia in sole otto ore? È meglio parlare tanto di poco o poco di tanto?”

Con il collega ci siamo interrogati su questi aspetti, abbiamo preso in considerazione molte possibili combinazioni di argomenti e tematiche. Purtroppo ognuna di quelle inserite andava a discapito delle altre e risultava difficile fare delle scelte. Non è stato facile stabilire cosa poteva essere tralasciato.

La decisione finale è stata quella di spostare il focus dalla tecnica in sé e di orientarlo verso un momento di confronto motivazionale. Confronto perché parlando a personale con anni di esperienza diretta sul campo lo scambio di esperienze e il ragionamento a più voci è la via migliore per affrontare tematiche delle quali si hanno esperienze dirette. Motivazionale perché solo una forte spinta emotiva può portare a modificare atteggiamenti radicati e consolidati. In altre parole, devo essere convinto che i vantaggi del cambiamento, superino la fatica e lo sforzo che ogni modifica delle nostre abitudini comporta. Una precisazione doverosa, nessuno di noi pretende di diffondere il Verbo. Ci prefiggiamo semplicemente di offrire un altro punto di vista, di osservare la realtà da un’altra angolazione.

I nostri obbiettivi erano:

  • Chiarire cosa universalmente si intende con il termine ventilazione;
  • Stabilire un vocabolario comune. Questo per dar modo a tutti di poter cercare i necessari approfondimenti; purtroppo non esiste molto materiale informativo in lingua Italiana, per fare un esempio se cerchiamo informazioni sulla ventilazione positiva durante l’attacco all’incendio e non sappiamo che viene definita PPV, rischiamo di non trovare nulla;
  • Dare delle indicazioni sull’importanza di valutare in continuazione lo scenario incidentale (valutazione dinamica). Questo perché le operazioni di ventilazione hanno un grande impatto sull’incendio;
  • Definire esattamente cosa si intende per tecniche, tattica e strategia;
  • Individuare quali sono i pro e i contro di ventilare o di applicare una tattica di antiventilazione;
  • Esporre i rischi ai quali il personale è esposto durante e dopo l’attività di lotta all’incendio;
  • Individuare le azioni piccole e grandi che ogni singolo individuo può mettere in campo per ridurre i rischi associati alla lotta agli incendi.

Qualcuno, al termine del seminario ci ha detto che forse era meglio entrare più nel dettaglio di questa o di quest’altra tecnica. L’osservazione è comprensibile e in un certo modo anche condivisibile. Purtroppo abbiamo dovuto prendere una decisione per questioni di tempo, optando per quegli argomenti sui quali potevamo incidere maggiormente come relatori e suggerendo altresì degli input affinché ognuno potesse poi poter approfondire autonomamente (in un secondo momento) gli altri.

Io credo che potremmo considerare raggiunto il nostro obiettivo nel caso in cui una buona percentuale dei partecipanti ha ricevuto l’impulso di approfondire queste tematiche. Creare le giuste condizioni perché vi sia l’impegno in prima persona nella ricerca ed approfondimento è lo scopo principale di ogni formatore. Come formatori non dobbiamo andare alla ricerca di facili consensi. Meglio in certe occasioni scatenare dei ‘fastidi’ che siano da spunto per ragionare e studiare.

In questa prima presentazione (prima di tre) è trattata la tutela della salute dei vigili del fuoco in intervento. Sempre più sono gli studi che all’estero evidenziano l’incidenza di talune forme tumorali nei soccorritori. Un vigile del fuoco con vent’anni di servizio è passato da un fattore di rischio di 0,8 (all’inizio della carriera) ad uno attuale di 1,2. Purtroppo i dati riportati sono esclusivamente di provenienza estera e nonostante l’impegno per cercare degli studi effettuati in Italia non sono riuscito a trovare nulla. Se qualcuno avesse notizia di elementi e statistiche nostrane sarei molto grato se me ne desse notizia.

 

 

 

 

Il materiale coinvolto nella simulazione è legno non trattato (per quanto sia possibile al giorno d’oggi). Pannelli in legno truciolato con un minimo contenuto di colle e bancali. Chi era all’interno aveva una vestizione completa compreso il sottocasco. Al termine dell’esercizio della durata di circa 20 minuti, uno dei partecipanti ha provveduto a passare sulla testa, nuca e collo una salvietta igienica. Il risultato di questa azione è chiaramente visibile.  Source Christoph Gruber ready4fire.at

 

 

Come premesso durante il seminario, in questo video vi sono dei contesti che ai nostri occhi possono sembrare fantascienza. Locali per la decontaminazione in depressione, lavatrici per DPI (sia APVR che completo da incendio EN469) con relative asciugatrici, separazione della zona in cui sono stoccati i Dpi dai locali in cui soggiorna il personale operativo, ecc. Comprendo la frustrazione di quanti ritengono siano cose dell’altro mondo. Questo però non deve oscurare quegli elementi che sono invece immediatamente attuabili da ciascuno di noi sin da subito. Avere in dotazione un paio di guanti in nitrile e un facciale filtrante FFP 2 o 3 è alla portata di tutti. Posizionare se possibile il mezzo sopra vento e chiudere porte e finestrini lo possiamo fare dal prossimo turno. Prevedere di avere con sé dei sacchi neri dove inserire i DPI contaminati è un accorgimento alla portata di tutti (con le considerazioni che sono emerse durante il seminario). Aumentare la sensibilità dei colleghi è un investimento a costo zero. Purtroppo è a costo zero economicamente parlando ma non lo è per nulla se si considera il tempo e il fatto di mettersi in gioco in prima persona. A mio avviso questa è l’azione con i maggiori risvolti utili ma anche la più impegnativa.  Source Healthy Firefighters – the Skellefteå Model

Dimostrazione pratica tecniche di attacco incendio CAFS

Nel mese di novembre 2016 presso il campo prove della Scuola Provinciale Antincendi di Marco di Rovereto si è tenuto un seminario sul CAFS.

Al mattino vi è stato l’intervento degli istruttori della Oneseven Accademy mentre nel pomeriggio vi è stata una parte pratica condotta dagli istruttori della SPA. Il video qui sotto riguarda la sessione pratica del pomeriggio. Il filmato è stato ripreso da Alessandro Ravanelli dei VVF di Cles al quale va il mio personale ringraziamento.

 

 

SEMINARIO SULLE TECNICHE D’ATTACCO DELL’INCENDIO AL CHIUSO-seconda parte

Seminario Brescia 2014

Di seguito la seconda parte del video ripreso durante il seminario di Brescia. L’oggetto del video è: dove indirizzare l’acqua all’interno del compartimento interessato e la sua efficacia in funzione degli obbiettivi prefissi. I dati espressi nel video saranno oggetto di un articolo che verrà pubblicato a breve.