Schiume antincendio e sistemi CAFS caratteristiche e modalità d’uso.

L’11 ed il 12 di ottobre si è tenuto presso il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Brescia un seminario dal titolo: Utilizzo delle schiume antincendio.

Il tutto organizzato dal Comando di Brescia con il placet del Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco che ha altresì delegato il personale del Centro di Documentazione del Piemonte di redigere i documenti filmati che potranno essere utilizzati dalla Direzione Centrale della Formazione.

Il comando di Trento ha risposto positivamente alla richiesta di inviare due rappresentanti per fare da relatori e portare la propra esperienza.

Il seminario ha visto il ripetersi nei due giorni dello stesso programma al fine di favorire la partecipazione del maggior numero  possibile di personale operativo con l’aggiunta, nella sola giornata di giovedì 12 ottobre, di un momento di confronto dedicato ai  Funzionari..

Da sottolineare la presenza di rappresentanti dei Comandi della Lombardia che hanno favorevolmente risposto all’invito.

Qui sotto la presentazione utilizzata durante il seminario. e un piccolo estratto video (grazie al cs Mauro Lai per la ripresa video) ed un foglio di calcolo con impostate le formule per il calcolo del concentrato schiumogeno in funzione delle portate critiche e delle dimensioni dell’incendio.

 

 

 

https://luparisi.files.wordpress.com/2017/10/calcolo-consumi-schiumogeni.xlsx

 

Intervista rilasciata al periodico Fire and Rescue

Nel mese di dicembre sono stato contattato da Ann-Marie Knegt direttore responsabile del periodico Fire & Rescue. La richiesta prevedeva di rispondere ad alcune domande in merito alla mia attività di istruttore. Preme sottolineare che la mia segnalazione è stata fatta da Anders Trewe e Christian Giuliani ai quali va il mio personale ringraziamento. Vorrei fosse ben chiaro che non ritengo questa nomination e la successiva pubblicazione dell’intervista come una mera affermazione personale. È invece la validazione di un percorso di crescita collettivo di un gruppo del quale sono fiero di far parte. E’ importante riconoscere i giusti meriti: non saremmo andati da nessuna parte se non ci fosse stato chi ha creduto in noi e chi, avendone il potere, non avesse preso la decisione di appoggiare le nostre proposte. Altrettanto fondamentale è il gruppo. Gruppo che ha condiviso l’impegno di credere in qualcosa di nuovo e con dei tratti di rottura rispetto al passato. Gruppo in costante crescita numerica e molto eterogeneo ma con una radice comune di passione e voglia di migliorare l’efficacia dei nostri interventi. Un altro aspetto fondamentale è che non possiamo permetterci il lusso di ritenerci “arrivati”. Se non si mantiene la fame di continuo miglioramento, la storia ci insegna che non si farà altro che imboccare la china in discesa. La barra deve rimanere dritta mantenendo bene in vista quelle che sono le esigenze di quanti si rivolgono a noi per ricevere la formazione che necessità. Nel momento in cui perdiamo di vista questo e ci concentriamo sull’appagare la nostra ambizione o peggio ancora mettiamo in primo piano l’interesse personale avremo fallito l’obbiettivo e tanti sforzi saranno stati vani.

Quella che segue è la traduzione in italiano dell’originale intervista in Inglese. La stessa la si può trovare al link inserito in fondo pagina.

F&R: Puoi descrivere una tipica giornata presso il campo prove?

LP: Il nostro ruolo nella scuola di formazione è di addestrare e formare sia nuove reclute che personale più esperto in merito allo sviluppo dell’incendio al chiuso. La giornata inizia con l’accoglienza degli allievi, la descrizione del programma giornaliero e la lettura delle raccomandazioni di sicurezza in essere. Dopo di che ci si cambia indossando il DPI e si realizzano alcune prove a freddo all’esterno con la lancia. Fatto questo si entra nel simulatore.

Ogni istruttore entra nel container, ambiente ostile per via del calore e della mancanza di visibilità, accompagnando un team composto da due allievi. Una volta dentro si devono perseguire più obbiettivi. Il nostro ruolo è quello di assicurarsi che si muovano correttamente all’interno. In questo primo ambiente vi sono alcuni ostacoli da superare che permettono di elevare, in tutta sicurezza, il livello di stress dell’allievo.

Successivamente ci si sposta nella sezione successiva del container che simula alcuni locali di un normale appartamento. Qui devono dimostrare di essere orientati nello spazio descrivendo lo scenario in cui si trovano. Fatto questo ci si porta nella sezione di container dove vi è l’incendio vero e proprio. Qui si faranno delle osservazioni sulla base di ciò che si vede. Colore della fiamme, tipologia di incendio in atto, modalità di trasmissione del calore, ecc.

Altro obbiettivo è la corretta gestione dell’aria. Gli allievi devono controllare costantemente il manometro del loro autorespiratore. In questo modo sanno quanta aria hanno utilizzato per arrivare al punto in cui sono e poter calcolare per quanto tempo possono restare all’interno.

Durante tutta l’esercitazione ci prefiggiamo di tenere gli allievi calmi, orientati e concentrati sulla gestione dell’aria.

All’uscita del simulatore si realizza un accurato debriefing su quanto visto ed avvenuto all’interno. Questo è un momento decisivo per fissare gli obbiettivi del corso. L’esercitazione si conclude con un’accurata procedura di svestizione e con la decontaminazione degli autorespiratori e DPI.

F&R: Cos’è la cosa migliore di essere un istruttore?

LP: Scorgere nei mie allievi accendersi la scintilla della curiosità e la volontà di incrementare le proprie conoscenze.

Io credo che dobbiamo favorire il desiderio di cambiamento e miglioramento così come dobbiamo fornire ai nostri allievi la conoscenza. Non vogliamo creare degli automi che agiscano con lo stesso approccio ad ogni incendio. Vogliamo piuttosto favorire la crescita di elementi pensanti che valutino la situazione prima di agire. Se ciò avviene possiamo dire di aver raggiunto il nostro scopo.

F&R: Qual è l’errore più frequente che vedi negli allievi?

LP: Io ritengo che l’errore principale sia il desiderio di conoscere esattamente ciò che succede durante un incendio. Purtroppo non è possibile. Ci sono troppi elementi che concorrono allo sviluppo di un incendio. L’unica risposta certa che possiamo dare è: “Tieni bene in mente che la situazione è in continua e costante evoluzione”. Quando, come vigile del fuoco, si comprende appieno questo concetto si potrà adattare l’approccio in maniera tale da affrontarlo nel miglior modo possibile.

F&R: C’è qualcosa di diverso che dovrebbe essere insegnato al posto di ciò che si fa adesso?

LP: Alle volte penso che si perdano di vista le reali necessità e gli obbiettivi che dovremmo darci. Talvolta si fa qualcosa non perché sia utile e funzionale ma semplicemente perché abbiamo sempre fatto così. Per esempio, perché non insegniamo ai nostri allievi a combattere l’incendio dall’esterno prima di entrare all’interno? Sappiamo perfettamente che il fumo contiene elementi carcinogeni e tossici. Nonostante questo perseveriamo nell’addestrare i nostri allievi a scegliere come prima opzione l’attacco dall’interno prima di considerare la possibilità di un attacco dall’esterno. Io ritengo che giochi un ruolo importante l’ego dell’istruttore in questo frangente.

F&R: Quale evoluzione strategica si profila nella formazione attuale?

LP: Seguendo quanto affermato sopra penso che dovremmo modificare la sequenza attraverso della formazione così come proposta da Lars Axelsson. Allo stato attuale il flusso degli argomenti è il seguente: Studio del fenomeno incendio → studio delle azioni di contrasto all’incendio → attacco interno → attacco esterno → ventilazione. Questo riflette la sequenza attraverso la quale si eroga la formazione e questo è quello che si fissa nella mente dei nostri allievi. Tuttavia la sequenza corretta dovrebbe essere: Studio del fenomeno incendio → studio delle azioni di contrasto all’incendio → attacco esterno → ventilazione → attacco interno. Dobbiamo passare il concetto che si deve effettuare un attacco interno solo dopo avere valutato l’opportunità e l’efficacia di un attacco esterno.

F&R: Qual è l’attrezzatura che preferisci e perché?

LP: La mia attrezzatura preferita è la lancia. Questo perché quando si parla della lancia molti dei miei studenti ritengono di “sapere già tutto quello che c’è da conoscere”, purtroppo molto spesso non è così. Noto a volte una mancanza nelle conoscenze di base. Si è così concentrati sugli equipaggiamenti in dotazione ad alto contenuto tecnologico che si perdono di vista gli strumenti di base. Quando parlo loro di come utilizzare correttamente la lancia colgo l’occasione di rinforzare concetti base.

F&R: Cosa distingue la struttura per la quale operi rispetto agli altri?

LP: La risposta è abbastanza semplice, siamo il primo (e al momento unico) centro di formazione in Italia ad usare più simulatori a caldo che utilizzano combustibile solido di classe A. Ve ne sono degli altri ma con solo un simulatore. Noi ne abbiamo alcuni a caldo ed una struttura per esercitazioni con fumo freddo.

Abbiamo cominciato circa dieci anni fa cercando di capire cosa si stava realizzando in Europa. Svezia, Germania, Francia, Portogallo, Belgio e Croazia sono stati le mete dei nostri viaggi per acquisire la necessaria conoscenza per condurre delle esercitazioni con fuoco reale sicure ed efficaci. Adesso abbiamo più di 30 istruttori abilitati con centinaia di allievi formati. Tra questi annoveriamo anche gli istruttori dell’Aeronautica Militare Italiana. Possiamo inoltre realizzare corsi tenuti in tedesco ed inglese combinando una formazione con fuoco reale di prima classe ad un territorio stupendo.

F&R: Qual è il tuo motto preferito quando si parla di lotta all’incendio?

LP: Non rovente da bruciare ma caldo per informare (Not hot to burn but warm to inform). Non è dimostrando quanto bravi siamo a resistere al calore che rendiamo il miglior servigio ai nostri studenti. Dimostriamo di essere bravi quando ricreiamo le condizioni migliori per l’apprendimento prefisso. (la paternità di questa frase è di Nisse Bergstrom of Sandö Fire college)

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Cliccando sull’immagine si apre un link per scaricare la rivista contenente l’intervista originale in inglese

A learning experience (Un’esperienza formativa)

Come già successo in passato ospito un articolo di un collega. In questo caso è un collega olandese, Lauran Welling.

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Lauran è un istruttore professionale che opera per uno dei leader mondiali della formazione: Falck Fire Academy (Per chi fosse interessato questo è il sito web: http://www.falck.nl/en/fire_academy/).  Egli è impiegato presso il centro di formazione di Rotterdam, città nella quale presta anche la sua opera di vigile del fuoco volontario. Queste sue attività strettamente correlate tra loro sono il frutto di essere cresciuto in una famiglia dove l’emergenza era di casa (EMS). A causa di alcuni “quasi incidenti”, ha deciso di impegnarsi nel diffondere le conoscenze acquisite al fine di portare il proprio contributo per migliorare la risposta agli incendi. Ha un canale yuotube dove posta alcuni video formativi: https://www.youtube.com/channel/UCQxjKpZ38MH5JHI_eHagFiw

In questo articolo dopo una breve introduzione, ci racconta di come delle situazioni apparentemente di routine e usuali si possono trasformare in eventi significativi e che lasciano il “segno”.  Nel contempo però possano essere uno sprone per essere aggiornati e a non aver paura dei cambiamenti.

Buona Lettura!

 

A learning experience  by Lauran Welling

Brotherhood.

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All over the globe whenever you talk to a brother or sister firefighter he or she’ll tell you that there is no better job on the planet. Living in a building for 24 hours with a crew which through time becomes your family is not just something you’ll find in any other job. The best job in the world but not one without danger.

In the past few years I’ve been able to get used to that feeling. Being a volunteer firefighter in Rotterdam (The Netherlands) means that you are able to fill in open spots in the retained schedule during holiday periods and sickness of colleagues. Due to the fact that I’ve been earning my money working in the offshore industry I had loads of time and I have been able to get to know a decent amount of my colleagues.

Near Miss

It’s Monday 5 September 2012 when I report to fire station Baan Rotterdam, one of the busiest houses in The Netherlands. After dealing with a small fire on a boat we nearly had our tools and equipment back on the truck when dispatch reported a building fire just a few streets away from our position. At this time, I had been in and around fire houses almost my whole life, did my courses and had been present at every training moment. Due to what I now understand as a under ventilated fire and a wrongful created flow path by me and my crew and the lack in gas cooling we were surprised by a form of rapid fire progress.  After my shift, I came home and started to wonder: Why did the event occur? What did we do wrong? How was I able to prevent such things from happening?

Changing Jobs

And so, my search for knowledge begun. I changed jobs and started to work as a full-time fire instructor at Falck Fire Academy. When I became an instructor, I quickly learned that a whole new world just opened. Every topic: It doesn’t matter if it is compartment fire behaviour, industrial firefighting, hazmat response or any other topic for that matter. There is so much more to learn than your basic firefighting education teaches you.

By listening to my colleagues, I learned a lot and today I feel very fortunate that I work in an environment where I can spar on a daily basis with my colleagues. If it wasn’t for them I would still have the same outdated and limited knowledge.

Accident lauran-welling-burns

It’s the 28 of January 2015 when disaster strikes. During a training session, I got burned badly. I was assisting a colleague with his training when I was simply standing to close to the fire. I thought I understood and I thought I could predict what would happen. My colleagues showed me the exercise hundreds of times and I used the same exercise to show trainees what the radiative heat of a 9 m2 liquid spill means. By standing too close, flames rolled over my shoulders, shot beside my helmet and touched my face.   As a result, I got second degree burns on my lips, nose, eyelids and cheeks.

I learned a hard lesson when I thought I knew what was coming. Similar as the building fire, afterwards I walked around with the question: Why? … In this case, it was a change in weather conditions. Conditions I couldn’t have predicted but as a qualified firefighter I should have known to take a safer distance from the fire.

Science

Often we respond or relate to our experience as was I when I made the decision to stand on that particular point. By asking the why question over and over again, I saw the lack in actual proven theories and tests. Today we live in the lucky circumstances that there is knowledge to be found on every internet page and on loads of forums. Testing and small training props are the key to bring science to the fire service. To give an example: I’ve spend numerous times in a Split-Level Cell. A Containerised training object where firefighters can learn about fire behaviour.

It was only after I burned my first doll houses and talking to Shan Raffel & Paul Grimwood that I started to make sense of what I was actually seeing when I enjoyed a Split Level Cell Training. It was only then When I started to connect the dots and danger levels to a real fire.

Change

You would think that when one has a solid story it would result in the change of tactics. Many of my teachers will tell you that this is a slightly more difficult problem than you would think. Everyone has his own reason not to change. There are plenty studies and articles to be found about this subject.

Leadership

Since I just turned thirty I’m not in a position to correct anything about what’s right or wrong on this subject. What I can is write a little about the problems every fire service will have if you won’t support your younger crew. My lieutenants and chief officers come from a great deal of experience, and right or wrong, safe or unsafe, they have always been able to put fire out. Due to newer building regulations, better public safety programs and numerous of other measures grades show a decade in fires and accidents. That decay doesn’t mean that those fire and accidents will never happen again. With the knowledge that fires will keep getting harder to fight there might be one day that the whole team of responding members won’t have the support of that experience. If you’re in a leadership position I would recommend the embrace of change. Change where you will support the younger members of the team and put them in front when they have something to share. After sharing, don’t forget that they still need your guidance and your support within the current crew.

Thanks

Through this text I would like to say a special thanks to all the people I’ve been learning from in the past few years. The craft of fighting fire is probably the most diverse craft you will ever find and only through guidance, teaching and humility we will be able to get better, create more and better training programs and grow closer as an international brotherhood.

Thanks!

This article was made possible by:

[1] Gerben Welling [2] Marcel Woestenburg [3] Shan Raffel [4] Karel Lambert [5] Paul Grimwood [6] Jelle Groenendaal [7] Benjamin Walker [8] Victor Groenewegen [9] Dennis Kusters [10] John van Delzen

Seminario Brescia 2017: Presentazioni 2/3 “Ventilazione”

Qui sotto è possibile visualizzare la presentazione utilizzata durante il seminario. Mi preme sottolineare che la sola sequenza di slide rischia di non trasmettere il messaggio in maniera corretta ed esaustiva, dal momento che vengono utilizzate come supporto e traccia della voce narrante. Buona lettura!

 

 

Se gli scenari d’incendio sono cambiati   cosi tanto negli ultimi anni, le nostre tattiche e tecniche dovrebbero cambiare  di conseguenza.

  “…il modo in cui l’abbiamo sempre affrontato, non è sufficentemente corretto”

  Steve Kerber ULFSRI (USA)

Strumenti, tecniche e tattiche combinati tra loro permettono operazioni più sicure,  più efficienti e più efficaci.

  3T Firefighting

Arturo Arnalich

 

Seminario Brescia 2017: Presentazioni 1/3 “La pesante eredità di ogni incendio”

Foto a cura del Centro Documentazione Video Milano

Foto a cura del Centro Documentazione Video Milano

 

Obbiettivi della formazione

Nei giorni scorsi ho avuto l’onore di essere invitato a parlare ad una platea qualificata di vigili del fuoco dei comandi della Lombardia. È meglio specificare che l’invito non era ad personam ma rivolto all’istituzione di cui faccio parte e che mi ha incaricato assieme ad un collega di rappresentarla. Il tema del seminario era “tecniche di attacco all’incendio al chiuso e ventilazione”. La prima cosa che mi sono chiesto è “cosa dico a più di 200 vigili del fuoco tra vigili, capi squadra e reparto che assieme sommano 5000 anni di esperienza interventistica? In che cosa potrei essere utile a loro? Come si può parlare efficacemente di un’attività che è prettamente pratica? Come poter affrontare una tematica così ampia in sole otto ore? È meglio parlare tanto di poco o poco di tanto?”

Con il collega ci siamo interrogati su questi aspetti, abbiamo preso in considerazione molte possibili combinazioni di argomenti e tematiche. Purtroppo ognuna di quelle inserite andava a discapito delle altre e risultava difficile fare delle scelte. Non è stato facile stabilire cosa poteva essere tralasciato.

La decisione finale è stata quella di spostare il focus dalla tecnica in sé e di orientarlo verso un momento di confronto motivazionale. Confronto perché parlando a personale con anni di esperienza diretta sul campo lo scambio di esperienze e il ragionamento a più voci è la via migliore per affrontare tematiche delle quali si hanno esperienze dirette. Motivazionale perché solo una forte spinta emotiva può portare a modificare atteggiamenti radicati e consolidati. In altre parole, devo essere convinto che i vantaggi del cambiamento, superino la fatica e lo sforzo che ogni modifica delle nostre abitudini comporta. Una precisazione doverosa, nessuno di noi pretende di diffondere il Verbo. Ci prefiggiamo semplicemente di offrire un altro punto di vista, di osservare la realtà da un’altra angolazione.

I nostri obbiettivi erano:

  • Chiarire cosa universalmente si intende con il termine ventilazione;
  • Stabilire un vocabolario comune. Questo per dar modo a tutti di poter cercare i necessari approfondimenti; purtroppo non esiste molto materiale informativo in lingua Italiana, per fare un esempio se cerchiamo informazioni sulla ventilazione positiva durante l’attacco all’incendio e non sappiamo che viene definita PPV, rischiamo di non trovare nulla;
  • Dare delle indicazioni sull’importanza di valutare in continuazione lo scenario incidentale (valutazione dinamica). Questo perché le operazioni di ventilazione hanno un grande impatto sull’incendio;
  • Definire esattamente cosa si intende per tecniche, tattica e strategia;
  • Individuare quali sono i pro e i contro di ventilare o di applicare una tattica di antiventilazione;
  • Esporre i rischi ai quali il personale è esposto durante e dopo l’attività di lotta all’incendio;
  • Individuare le azioni piccole e grandi che ogni singolo individuo può mettere in campo per ridurre i rischi associati alla lotta agli incendi.

Qualcuno, al termine del seminario ci ha detto che forse era meglio entrare più nel dettaglio di questa o di quest’altra tecnica. L’osservazione è comprensibile e in un certo modo anche condivisibile. Purtroppo abbiamo dovuto prendere una decisione per questioni di tempo, optando per quegli argomenti sui quali potevamo incidere maggiormente come relatori e suggerendo altresì degli input affinché ognuno potesse poi poter approfondire autonomamente (in un secondo momento) gli altri.

Io credo che potremmo considerare raggiunto il nostro obiettivo nel caso in cui una buona percentuale dei partecipanti ha ricevuto l’impulso di approfondire queste tematiche. Creare le giuste condizioni perché vi sia l’impegno in prima persona nella ricerca ed approfondimento è lo scopo principale di ogni formatore. Come formatori non dobbiamo andare alla ricerca di facili consensi. Meglio in certe occasioni scatenare dei ‘fastidi’ che siano da spunto per ragionare e studiare.

In questa prima presentazione (prima di tre) è trattata la tutela della salute dei vigili del fuoco in intervento. Sempre più sono gli studi che all’estero evidenziano l’incidenza di talune forme tumorali nei soccorritori. Un vigile del fuoco con vent’anni di servizio è passato da un fattore di rischio di 0,8 (all’inizio della carriera) ad uno attuale di 1,2. Purtroppo i dati riportati sono esclusivamente di provenienza estera e nonostante l’impegno per cercare degli studi effettuati in Italia non sono riuscito a trovare nulla. Se qualcuno avesse notizia di elementi e statistiche nostrane sarei molto grato se me ne desse notizia.

 

 

 

 

Il materiale coinvolto nella simulazione è legno non trattato (per quanto sia possibile al giorno d’oggi). Pannelli in legno truciolato con un minimo contenuto di colle e bancali. Chi era all’interno aveva una vestizione completa compreso il sottocasco. Al termine dell’esercizio della durata di circa 20 minuti, uno dei partecipanti ha provveduto a passare sulla testa, nuca e collo una salvietta igienica. Il risultato di questa azione è chiaramente visibile.  Source Christoph Gruber ready4fire.at

 

 

Come premesso durante il seminario, in questo video vi sono dei contesti che ai nostri occhi possono sembrare fantascienza. Locali per la decontaminazione in depressione, lavatrici per DPI (sia APVR che completo da incendio EN469) con relative asciugatrici, separazione della zona in cui sono stoccati i Dpi dai locali in cui soggiorna il personale operativo, ecc. Comprendo la frustrazione di quanti ritengono siano cose dell’altro mondo. Questo però non deve oscurare quegli elementi che sono invece immediatamente attuabili da ciascuno di noi sin da subito. Avere in dotazione un paio di guanti in nitrile e un facciale filtrante FFP 2 o 3 è alla portata di tutti. Posizionare se possibile il mezzo sopra vento e chiudere porte e finestrini lo possiamo fare dal prossimo turno. Prevedere di avere con sé dei sacchi neri dove inserire i DPI contaminati è un accorgimento alla portata di tutti (con le considerazioni che sono emerse durante il seminario). Aumentare la sensibilità dei colleghi è un investimento a costo zero. Purtroppo è a costo zero economicamente parlando ma non lo è per nulla se si considera il tempo e il fatto di mettersi in gioco in prima persona. A mio avviso questa è l’azione con i maggiori risvolti utili ma anche la più impegnativa.  Source Healthy Firefighters – the Skellefteå Model

Dimostrazione pratica tecniche di attacco incendio CAFS

Nel mese di novembre 2016 presso il campo prove della Scuola Provinciale Antincendi di Marco di Rovereto si è tenuto un seminario sul CAFS.

Al mattino vi è stato l’intervento degli istruttori della Oneseven Accademy mentre nel pomeriggio vi è stata una parte pratica condotta dagli istruttori della SPA. Il video qui sotto riguarda la sessione pratica del pomeriggio. Il filmato è stato ripreso da Alessandro Ravanelli dei VVF di Cles al quale va il mio personale ringraziamento.

 

 

Non solo quando e perché ma anche in che ordine!

Da un po’ di tempo a questa parte quando penso alla formazione c’è qualcosa che mi sfugge e che non riesco a delineare completamente. Avrei fatto meglio dire c’era perché ora sono riuscito a cogliere l’essenza di quello che solo parzialmente intravedevo. Colui che ha permesso di togliere questo velo è Lars Agerstand o per meglio dire Lars Axelsson come si chiama ora. Partecipare al corso “International fire behavior and suppression course” lo scorso autunno è stato illuminante. Quanto scritto qui sotto riflette in parte quanto affermato da Lars durante il corso. Il titolo parafrasa una celebre affermazione di Ed Hartin: “non solo cosa e come ma soprattutto perché”.

A loro due  va tutto la mia gratitudine.

Quando si progetta la formazione si devono tenere presente molti aspetti. Si dovrebbero innanzitutto dividere i compiti sulla base delle competenze e del ruolo rivestito all’interno dell’organizzazione. I livelli principali possono essere riassunti in:

  • Dirigenziale;

  • Progettuale;

  • Realizzativo.

Dirigenziale

Questo livello è quello che individua i bisogni formativi della propria organizzazione. Lo fa attraverso l’analisi delle esigenze specifiche, delle richieste che arrivano dalla base e non meno importante per essere in regola con la Legge (corsi obbligatori contenuti nell’accordo stato regioni per fare un esempio). Avendo ben presente le esigenze si utilizzeranno le risorse disponibili sulla base delle priorità che vengono individuate. Al termine di questo processo la dirigenza darà l’incarico per la progettazione e realizzazione dei corsi.

Progettuale

Coloro che compongono questo gruppo di lavoro sono persone che hanno specifiche competenze nel progettare i corsi di formazione. Devono avere competenze in ambito tecnico della materia in oggetto ma devono anche essere in grado di realizzare il percorso di formazione in toto. Quindi si occuperanno di redigere il materiale didattico, individuare la modalità di erogazione e stabilirne la durata necessaria per raggiungere gli obbiettivi preposti.

Realizzativo

In questo livello vi sono i formatori. Essi devono essere abilitati per quello specifico argomento e devono sostenere delle riqualificazioni a cadenza periodica stabilita dalle politiche locali o nazionali qualora ve ne siano. Il materiale, la tempistica e le modalità di erogazione della formazione che sono stati loro indicati devono essere rispettati fedelmente da tutti loro.

 

In questa fase storica talvolta mi sembra che questi livelli si mescolino l’un l’altro. Questo avviene perché non ci si è dati un organizzazione rigida ed efficiente. Quando questo avviene è il momento che proliferano i battitori liberi. Confesso, io sono uno di loro. Partendo da questo presupposto e cospargendomi il capo di cenere anticipatamente mi cimento nell’individuare quelli che sono i bisogni formativi, nel progettare la formazione e di realizzarla. Pacchetto completo tre in uno!

In questo scritto mi concentrerò sui primi due, individuazione delle esigenze e progettazione della formazione.

Uno degli argomenti più trend in questi ultimi anni è la formazione cosiddetta CFBT o in Italiano incendi al chiuso. È sicuramente un argomento importante e che viene sentito da molti di noi come una delle esigenze formative maggiori. Ma qual è lo standard, la norma che stabilisce quale e quanta formazione deve essere realizzata? La risposta è presto detta, non esiste uno standard. Non è ancora stata scritta una norma che individui chiaramente quali sono gli argomenti principali da affrontare oppure quante sessioni di addestramento con fuoco reale debbano essere realizzate. Siamo in buona compagnia, perché questo avviene più o meno in tutto il resto del mondo. Alcune nazioni si sono date alcune indicazioni ma sono per lo più delle buone pratiche.

La formazione buona o scarsa che sia lascia degli strascici in quanti l’hanno “subita”. Molto spesso sono degli aspetti positivi che vengono riportati a galla nel momento del bisogno, a volte invece sono dei comportamenti sbagliati appresi in sede di training che riaffiorano durante un evento emergenziale. Quanto avviene durante una sessione di formazione non resta solo lì ma ha delle conseguenze in seguito. Purtroppo quando si parla di formazione il detto: “what happens in vegas, stays in vegas” non è applicabile.

Un esempio esemplificativo è un episodio realmente accaduto in un centro di formazione del Regno Unito. In questo training center vi è la regola che all’interno della struttura adibita alle simulazioni a fuoco, quando si incontra una porta chiusa a chiave significa che per quell’occasione quel locale non è parte dell’esercitazione. Questo è legato al fatto che si cerca di modificare per quanto possibile il layout della casa a fuoco per rendere le simulazioni meno ripetitive e quindi più veritiere. La policy locale prevede che ogni vigile esegua due passaggi all’anno con fuoco reale. Un operatore con cinque anni di esperienza ha quindi almeno dieci passaggi. Un giorno durante un intervento per incendio, una squadra che era all’interno in un operazione di Search&Rescue sorpassò il locale dove vi era l’incendio in quanto la porta del locale era chiusa a chiave. Il riflesso automatico che si era fissato nel comportamento dei vigili è il risultato della formazione realizzata negli anni. Le conseguenze per la squadra furono pesanti, il non aver individuato il locale dove vi era l’incendio mise la squadra d’attacco in una pessima posizione avendo la via d’uscita sbarrata nel momento che la porta ha ceduto all’incendio.

Questa responsabilità è un fardello che ogni persona che si cimenta nel progettare e realizzare momenti formativi sente (o almeno dovrebbe, a mio giudizio). Specialmente con una tematica come gli incendi al chiuso le informazioni che si erogano, la modalità e la sequenza hanno una rilevanza notevole. Se risulta semplice capire perché sia importante cosa e come si danno le informazioni, risulta meno chiaro il ruolo posseduto dalla sequenza con cui si erogano le nozioni. Facciamo un esempio con la formazione cosiddetta CFBT.

Attualmente la sequenza con cui vengono affrontati gli argomenti universalmente adottata è:

Studio del fenomeno incendio → studio delle azioni di contrasto all’incendio → attacco interno → attacco esterno → ventilazione.

Questo flusso pedagogico riflette quelle che sono le priorità dal punto di vista della didattica. Queste priorità si riflettono anche nella sequenza delle azioni che si mettono in atto o si ipotizzano durante la valutazione dinamica dell’evento incendio. Prima cerco di capire dove va l’incendio, poi valuto le mie capacità di contrastarlo effettuando un attacco interno. Se non fosse possibile effettuo un attacco esterno. Infine prendo in considerazione la ventilazione. Tale schema che ha funzionato e funziona ancora, prevede di porre l’accento sull’attacco interno. Questo però dovrebbe essere la modalità di contrasto all’incendio che avviene come ultima ipotesi nel caso in cui le altre azioni non siano realizzabili.

Vi è la necessità di creare sin da subito uno stretto legame tra la formazione e la realtà operativa. La prima deve essere funzionale alla seconda. La sequenza che si vuole proporre sarà quindi:

Studio del fenomeno incendio → studio delle azioni di contrasto all’incendio → attacco esterno → ventilazione → attacco interno.

Con l’adozione di una simile sequenza ci si prefigge di dare un imprinting determinante per fissare la giusta concatenazione di valutazioni che debbono essere realizzate durante un intervento. Prima cerco di capire dove va l’incendio, poi valuto le mie capacità di contrastarlo effettuando un attacco dall’esterno (transitional attack, lancia piercing, fognail o Cobra et simili). Se questo non fosse possibile, ne si valuta l’inefficacia oppure come azione immediatamente successiva si deve prendere in considerazione la possibilità di ventilare i prodotti dell’incendio per poi effettuare un attacco all’interno. Se le condizioni dell’incendio non permettono la ventilazione (PPV o PPA) si procederà con un attacco interno.

Quali sono le ragioni che impongono di modificare il flusso formativo oltre a quanto esposto in precedenza?

  • L’attacco interno comporta l’esposizione ad una possibile propagazione rapida dell’incendio;
  • L’attacco interno comporta l’esposizione degli operatori ad un atmosfera carica di prodotti tossici;
  • L’attacco interno comporta che al termine dell’intervento gli operatori debbano essere decontaminati;
  • L’attacco interno comporta che al termine dell’intervento le attrezzature e i DPI debbano essere decontaminate.

Questo non vuol dire che non si farà più l’attacco dall’interno, semplicemente lo si deve adottare quando le altre possibilità non possono essere attuate.

Ora che abbiamo un po’ più chiari i rischi di un attacco interno offensivo, prendiamo in esame come possiamo agire dall’esterno su di un incendio al chiuso regolato dal comburente.

Nel prossimo articolo parleremo dei possibili sistemi (sia attrezzatura che tattica d’incendio) attualmente in uso.