Intervista rilasciata al periodico Fire and Rescue

Nel mese di dicembre sono stato contattato da Ann-Marie Knegt direttore responsabile del periodico Fire & Rescue. La richiesta prevedeva di rispondere ad alcune domande in merito alla mia attività di istruttore. Preme sottolineare che la mia segnalazione è stata fatta da Anders Trewe e Christian Giuliani ai quali va il mio personale ringraziamento. Vorrei fosse ben chiaro che non ritengo questa nomination e la successiva pubblicazione dell’intervista come una mera affermazione personale. È invece la validazione di un percorso di crescita collettivo di un gruppo del quale sono fiero di far parte. E’ importante riconoscere i giusti meriti: non saremmo andati da nessuna parte se non ci fosse stato chi ha creduto in noi e chi, avendone il potere, non avesse preso la decisione di appoggiare le nostre proposte. Altrettanto fondamentale è il gruppo. Gruppo che ha condiviso l’impegno di credere in qualcosa di nuovo e con dei tratti di rottura rispetto al passato. Gruppo in costante crescita numerica e molto eterogeneo ma con una radice comune di passione e voglia di migliorare l’efficacia dei nostri interventi. Un altro aspetto fondamentale è che non possiamo permetterci il lusso di ritenerci “arrivati”. Se non si mantiene la fame di continuo miglioramento, la storia ci insegna che non si farà altro che imboccare la china in discesa. La barra deve rimanere dritta mantenendo bene in vista quelle che sono le esigenze di quanti si rivolgono a noi per ricevere la formazione che necessità. Nel momento in cui perdiamo di vista questo e ci concentriamo sull’appagare la nostra ambizione o peggio ancora mettiamo in primo piano l’interesse personale avremo fallito l’obbiettivo e tanti sforzi saranno stati vani.

Quella che segue è la traduzione in italiano dell’originale intervista in Inglese. La stessa la si può trovare al link inserito in fondo pagina.

F&R: Puoi descrivere una tipica giornata presso il campo prove?

LP: Il nostro ruolo nella scuola di formazione è di addestrare e formare sia nuove reclute che personale più esperto in merito allo sviluppo dell’incendio al chiuso. La giornata inizia con l’accoglienza degli allievi, la descrizione del programma giornaliero e la lettura delle raccomandazioni di sicurezza in essere. Dopo di che ci si cambia indossando il DPI e si realizzano alcune prove a freddo all’esterno con la lancia. Fatto questo si entra nel simulatore.

Ogni istruttore entra nel container, ambiente ostile per via del calore e della mancanza di visibilità, accompagnando un team composto da due allievi. Una volta dentro si devono perseguire più obbiettivi. Il nostro ruolo è quello di assicurarsi che si muovano correttamente all’interno. In questo primo ambiente vi sono alcuni ostacoli da superare che permettono di elevare, in tutta sicurezza, il livello di stress dell’allievo.

Successivamente ci si sposta nella sezione successiva del container che simula alcuni locali di un normale appartamento. Qui devono dimostrare di essere orientati nello spazio descrivendo lo scenario in cui si trovano. Fatto questo ci si porta nella sezione di container dove vi è l’incendio vero e proprio. Qui si faranno delle osservazioni sulla base di ciò che si vede. Colore della fiamme, tipologia di incendio in atto, modalità di trasmissione del calore, ecc.

Altro obbiettivo è la corretta gestione dell’aria. Gli allievi devono controllare costantemente il manometro del loro autorespiratore. In questo modo sanno quanta aria hanno utilizzato per arrivare al punto in cui sono e poter calcolare per quanto tempo possono restare all’interno.

Durante tutta l’esercitazione ci prefiggiamo di tenere gli allievi calmi, orientati e concentrati sulla gestione dell’aria.

All’uscita del simulatore si realizza un accurato debriefing su quanto visto ed avvenuto all’interno. Questo è un momento decisivo per fissare gli obbiettivi del corso. L’esercitazione si conclude con un’accurata procedura di svestizione e con la decontaminazione degli autorespiratori e DPI.

F&R: Cos’è la cosa migliore di essere un istruttore?

LP: Scorgere nei mie allievi accendersi la scintilla della curiosità e la volontà di incrementare le proprie conoscenze.

Io credo che dobbiamo favorire il desiderio di cambiamento e miglioramento così come dobbiamo fornire ai nostri allievi la conoscenza. Non vogliamo creare degli automi che agiscano con lo stesso approccio ad ogni incendio. Vogliamo piuttosto favorire la crescita di elementi pensanti che valutino la situazione prima di agire. Se ciò avviene possiamo dire di aver raggiunto il nostro scopo.

F&R: Qual è l’errore più frequente che vedi negli allievi?

LP: Io ritengo che l’errore principale sia il desiderio di conoscere esattamente ciò che succede durante un incendio. Purtroppo non è possibile. Ci sono troppi elementi che concorrono allo sviluppo di un incendio. L’unica risposta certa che possiamo dare è: “Tieni bene in mente che la situazione è in continua e costante evoluzione”. Quando, come vigile del fuoco, si comprende appieno questo concetto si potrà adattare l’approccio in maniera tale da affrontarlo nel miglior modo possibile.

F&R: C’è qualcosa di diverso che dovrebbe essere insegnato al posto di ciò che si fa adesso?

LP: Alle volte penso che si perdano di vista le reali necessità e gli obbiettivi che dovremmo darci. Talvolta si fa qualcosa non perché sia utile e funzionale ma semplicemente perché abbiamo sempre fatto così. Per esempio, perché non insegniamo ai nostri allievi a combattere l’incendio dall’esterno prima di entrare all’interno? Sappiamo perfettamente che il fumo contiene elementi carcinogeni e tossici. Nonostante questo perseveriamo nell’addestrare i nostri allievi a scegliere come prima opzione l’attacco dall’interno prima di considerare la possibilità di un attacco dall’esterno. Io ritengo che giochi un ruolo importante l’ego dell’istruttore in questo frangente.

F&R: Quale evoluzione strategica si profila nella formazione attuale?

LP: Seguendo quanto affermato sopra penso che dovremmo modificare la sequenza attraverso della formazione così come proposta da Lars Axelsson. Allo stato attuale il flusso degli argomenti è il seguente: Studio del fenomeno incendio → studio delle azioni di contrasto all’incendio → attacco interno → attacco esterno → ventilazione. Questo riflette la sequenza attraverso la quale si eroga la formazione e questo è quello che si fissa nella mente dei nostri allievi. Tuttavia la sequenza corretta dovrebbe essere: Studio del fenomeno incendio → studio delle azioni di contrasto all’incendio → attacco esterno → ventilazione → attacco interno. Dobbiamo passare il concetto che si deve effettuare un attacco interno solo dopo avere valutato l’opportunità e l’efficacia di un attacco esterno.

F&R: Qual è l’attrezzatura che preferisci e perché?

LP: La mia attrezzatura preferita è la lancia. Questo perché quando si parla della lancia molti dei miei studenti ritengono di “sapere già tutto quello che c’è da conoscere”, purtroppo molto spesso non è così. Noto a volte una mancanza nelle conoscenze di base. Si è così concentrati sugli equipaggiamenti in dotazione ad alto contenuto tecnologico che si perdono di vista gli strumenti di base. Quando parlo loro di come utilizzare correttamente la lancia colgo l’occasione di rinforzare concetti base.

F&R: Cosa distingue la struttura per la quale operi rispetto agli altri?

LP: La risposta è abbastanza semplice, siamo il primo (e al momento unico) centro di formazione in Italia ad usare più simulatori a caldo che utilizzano combustibile solido di classe A. Ve ne sono degli altri ma con solo un simulatore. Noi ne abbiamo alcuni a caldo ed una struttura per esercitazioni con fumo freddo.

Abbiamo cominciato circa dieci anni fa cercando di capire cosa si stava realizzando in Europa. Svezia, Germania, Francia, Portogallo, Belgio e Croazia sono stati le mete dei nostri viaggi per acquisire la necessaria conoscenza per condurre delle esercitazioni con fuoco reale sicure ed efficaci. Adesso abbiamo più di 30 istruttori abilitati con centinaia di allievi formati. Tra questi annoveriamo anche gli istruttori dell’Aeronautica Militare Italiana. Possiamo inoltre realizzare corsi tenuti in tedesco ed inglese combinando una formazione con fuoco reale di prima classe ad un territorio stupendo.

F&R: Qual è il tuo motto preferito quando si parla di lotta all’incendio?

LP: Non rovente da bruciare ma caldo per informare (Not hot to burn but warm to inform). Non è dimostrando quanto bravi siamo a resistere al calore che rendiamo il miglior servigio ai nostri studenti. Dimostriamo di essere bravi quando ricreiamo le condizioni migliori per l’apprendimento prefisso. (la paternità di questa frase è di Nisse Bergstrom of Sandö Fire college)

fire-rescue

Cliccando sull’immagine si apre un link per scaricare la rivista contenente l’intervista originale in inglese

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