Possiamo permettercelo?

Vi è mai capitato di entrare in un fast food? McDonald’s, Burger King, Starbucks non importa quale. Vi ricordate cosa avete ordinato? Qual è il piatto che preferite? Un happy Meal? oppure un hamburger con ketchup, un double cheeseburger con chili pepper, un Big Mac, oppure un milk shake accompagnato da una fetta di apple pie?

Cambiamo completamente argomento, vi ricordate qual era l’argomento che ci toglieva il sonno in qualità di cittadini Italiani due anni fa? Scommetto che ha tanti viene l’urticaria al solo nominarlo il famigerato spread. In quei giorni si parlava dello spread tra i BTP Italiani e tedeschi. L’Italia e la stessa Europa erano a rischio default.

Altra situazione, sul vostro smartphone è consuetudine effettuare il download delle app che più vi interessano direttamente dallo store. Una ricerca ha evidenziato che in Italia WhatsApp è la chat più utilizzata, ne usufruisce il 56% di coloro che accedono al web da mobile. I vari social network sono ormai parte integrante della nostra vita.

Qual è il filo conduttore di questi esempi apparentemente slegati tra di loro? Quello che li accomuna è un uso di termini in inglese che ormai sono parte della nostra quotidianità e ai quali molto spesso non ci facciamo nemmeno più caso. Le ragioni sono molteplici:

  • Una certa predominanza economica e sociale di quello che viene da oltre atlantico;
  • La famosa e vituperata globalizzazione;
  • Un appiattimento al ribasso delle specificità nazionali.

Le motivazioni sono variegate, certo è che in alcuni casi oltre che aspetti negativi vi sono anche aspetti positivi:

  • Esprimere concetti che in Italiano non hanno un omologo. Bisogna riconoscere la facilità con cui la lingua inglese riassume in un termine solo quello che in Italiano richiede più di una parola;
  • Possibilità di condivisione tra culture e lingue diverse.

Se dicessimo che per pranzo andiamo in un osteria che serve cibo veloce per mangiare un panino con manzo tritato cotto alla piastra con salsa di pomodoro dolce, almeno qualche sguardo stupito e divertito lo attireremmo!

Cosa potremmo fare per evitare questa situazione? Probabilmente vi sarebbe la necessità di uno scatto d’orgoglio nazionale che porti ad un abbandono di tutti i termini esterofili sostituendoli con degli omologhi in Italiano. Un’operazione di convincimento e rimodulazione, a partire dalle nuove generazioni. Un investimento nel formare gli educatori che a loro volta trasmettano questi concetti ai loro allievi. Indubbiamente poi servirebbe un lavoro di ricerca e studio per la definizione dei termini appropriati per tradurre nella lingua che fu del Sommo Poeta, i concetti espressi in inglese.

Anche così però, a mio avviso, si rischia di scadere in una sorta di sentimento di inferiorità. Sono cioè costretto a fare mio ciò che altri hanno precedentemente sviluppato e studiato. Cosa da non confondere con il sentimento di orgoglio per le eccellenze Italiane. È un po’ la stessa differenza che passa tra l’autarchia del ventennio fascista e la difesa del Made in Italy a discapito di quanti lo voglio copiare.

Torniamo nel nostro mondo e facciamo un parallelo tra quanto detto precedentemente e l’antincendio in Italia. Esiste una certa forma di diffidenza mista a sentimenti di lesa maestà quando si utilizzano termini in inglese affrontando l’evoluzione di un incendio. Mi è capitato recentemente di parlare ad un gruppo di Capi squadra molto più esperti di me. Al solo nominare le parole flashover e backdraft ho visto i colleghi agitarsi sulla sedia peggio che se fossero su di un giaciglio da fachiro. Esiste un problema nell’usare terminologia non Italiana. Sì, solo se il concetto che vi è dietro non è compreso. Ma questo è un problema del formatore non del termine in se. Se spiegando il Backdraft vengono fissati gli elementi salienti, e cioè che è la possibile conseguenza di un incendio governato dal comburente in seguito alla successiva disponibilità del comburente, non ritengo indispensabile tradurre backdraft in “ripristino della corrente di convezione” (ci vuole di più a dirlo, che il fenomeno ad avvenire, e notoriamente il backdraft può essere differito nel tempo!).

Il problema non è se tradurre o meno le parole, il vero dramma è la mancata conoscenza di questi fenomeni e dei possibili effetti sulle squadre operanti in intervento. Utilizzare il termine flashover, piuttosto che PPV non è sminuente rispetto all’orgoglio nazionale. Ferisce molto di più sapere che il resto del mondo è andato avanti e noi siamo rimasti fermi al palo.

Tornando al titolo, possiamo permetterci di investire tempo e risorse nel tentativo di italianizzare ciò che altri hanno già studiato, analizzato, definito sin dei minimi particolari? Abbiamo abbastanza risorse per farlo? Possiamo permetterci di ripartire dall’anno zero, come se queste tematiche fossero appena state scoperte? Nel mondo globalizzato in cui viviamo, quello in cui la rete ti permette di fruire delle conoscenze messe a disposizione da colleghi che vivono dall’altra parte del mondo, la risposta è no. Non possiamo permettercelo. Dobbiamo invece sfruttare il più possibile il lavoro svolto da altri.

In conclusione vi chiedo, quanti di voi hanno letto ancora uno spartito musicale? Indipendentemente in quale lingua sia scritto alcuni termini sono espressi nel medesimo idioma. L’indicazione del tempo è data da termini precisi ideati nel corso di storia della musica originalmente in lingua italiana, tanto che tali termini italiani sono utilizzati in tutto il mondo. Non necessitano di traduzione, in quanto universalmente riconosciuto. Come si può notare non è un problema di origine geografica o culturale dell’eccellenza. Quando tutto il mondo guardava ai compositori e musicisti Italiani è risultato scontato adottare il loro modo di esprimere i concetti che avevano sviluppato.

Per ora limitiamoci a colmare il ritardo di conoscenza che ci separa dagli altri. Successivamente potremmo tornare a rivestire quel ruolo di guida come nell’anno 6 dc quando l’Imperatore Ottaviano Augusto fondò la Milita Vigilum, il primo vero corpo vigili del fuoco organizzato nella storia.

One thought on “Possiamo permettercelo?

  1. Se riusciamo a far “innamorare” i nostri vigili dell’incendio, di capirlo, dí conoscerlo……beh allora non si spaventeranno più quando sentiranno le parolone flashover o backdraft……quello è l’incendio, il suo corso, il suo trabocchetto a chi vuole ” aprire per vedere”…..conosciamolo bene e non ci farà male. la strada è ancora lunga ma qualcosa sta cambiando….grazie anche a formatori appassionati come te.
    Ciao, stefano

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