Tecniche di respirazione conservative dell’aria R-EBT parte 1

Nel post precedente abbiamo affermato che il parametro che incide di più sull’autonomia di una bombola é il consumo al minuto dell’operatore. Ci sono delle variabili, quali lo stato di forma fisica e lo stato di eccitazione legato all’intervento, facilmente individuabili per la loro importanza. Un aspetto che viene ingiustamente ignorato è:  la tipologia di respirazione adottata.
Se respirare con l’autorespiratore è fondamentalmente uguale che farlo all’aria aperta è altresì vero che alcuni atteggiamenti o comportamenti che normalmente non hanno importanza, con una riserva d’aria definita e limitata rivestono un’importanza notevole. Per esempio, dopo uno sforzo si sente il bisogno di richiamare all’interno dei polmoni una gran quantità d’aria, normalmente di quest’aria se ne ha a disposizione quanta se ne vuole e non si deve preoccuparsi di sfruttarla pienamente. Durante gli interventi con gli autorespiratori, invecie,  le cose cambiano radicalmente, non ci si può permettere di effettuare dei gran respiri senza utilizzare a fondo l’aria. Se si respira con una frequenza elevata, ventilando solo la parte superiore delle vie aeree non si riuscirà a “sfruttare” completamente l’aria inspirata, e per sopperire alla necessità di ossigeno del nostro organismo si è obbligati a richiamare dell’altra aria, questo a discapito dell’autonomia residua.
L’obbiettivo che ogni utilizzatore di autorespiratore deve porsi è di effettuare una respirazione efficiente.

Per comprendere appieno come respirare correttamente con l’autorespiratore è neccessario fare alcuni accenni alla fisiologia della respirazione.

Per compiere le sue funzioni l’atto respiratorio si svolge in due fasi: inspirazione ed espirazione. Durante l’inspirazione l’aria ricca di ossigeno entra attivamente nei polmoni grazie ad un movimento di espansione della cassa toracica, la quale aumenta di volume. A questo scopo il diaframma, che in posizione di riposo è a forma di cupola, si appiattisce e contemporaneamente i muscoli intercostali si contraggono e spingono in alto e in fuori la cassa toracica. L’espirazione, durante la quale l’aria povera d’ossigeno viene espulsa passivamente, avviene quando i muscoli e il diaframma, che hanno provocato l’inspirazione, si rilasciano.  Il ritmo della respirazione è automatico, ma i muscoli coinvolti sono volontari e ogni loro contrazione è stimolata da impulsi nervosi.
Questi impulsi si originano nel “centro respiratorio” presente nel midollo allungato. Il centro respiratorio è diviso in due parti addette rispettivamente all’inspirazione e all’espirazione. Il centro inspiratorio attiva i muscoli intercostali e il diaframma, fino a che esso non viene inibito dai recettori di distensione presenti nei polmoni. A questo punto interviene il centro espiratorio rendendo possibile l’espirazione. Inoltre, il midollo allungato, contiene neuroni recettori che controllano la concentrazione del biossido di carbonio nel sangue. Un livello elevato di CO2 segnala un aumento dell’attività cellulare e quindi un maggior fabbisogno di ossigeno. I recettori perciò reagiscono immediatamente ordinando un’intensificazione del ritmo e della profondità del respiro. Questi recettori sono molto sensibili: lo 0.3% in più di biossido di carbonio comporta un raddoppio delle inspirazioni e quindi di conseguenza delle espirazioni. La frequenza respiratoria, dunque, è determinata soprattutto dalla quantità di CO2 che è necessario espellere dall’organismo.
Questo è un aspetto molto importante e da tenere nella giusta considerazione. Significa che in caso di uno sforzo che comporta un aumento degli atti respiratori, per ridurre la frequenza bisogna agire sulla profondità e l’efficacia della fase di espirazione. Normalmente si è portati a privilegiare l’inspirazione accorciando la fase di scarico. Si ottiene però l’effetto contrario, perché aumentando la frequenza si svolge un lavoro maggiore che richiede più ossigeno e di conseguenza un maggiore prodotto di scarto che viene rilevato dai recettori del centro respiratorio che ordinano di aumentare la frequenza respiratoria…., si entra quindi in un circolo vizioso che potrebbe avere conseguenze pericolose.
Se invece si effettuano delle espirazioni lunghe e profonde si ottiene il risultato di “lavare” il sangue dal biossido di carbonio. Questo calo di concentrazione comporta un conseguente riduzione degli atti respiratori a tutto vantaggio dell’autonomia residua. Una espirazione più lunga e lenta della inspirazione impedisce un aumento eccessivo della concentrazione di anidride carbonica nel sangue e svuota gli alveoli polmonari in modo che il successivo riempimento di ossigeno sia ottimale.

Dobbiamo quindi imparare a respirare con l’autorespiratore sfruttando ogni singolo litro di aria contenuto nella bombola e non semplicemente farlo passare attraverso la valvola di esalazione della maschera.

Negli Stati Uniti sono state sviluppate delle tecniche di respirazione conservative dell’aria, ne prendiamo in esame una delle  più diffuse.
R-ebt, (adottabile senza restrizioni in qualsiasi  intervento)

Questa tecnica è stata sviluppata da KEVIN J. REILLY membro del consiglio del Fire Safety Directors Association of New York City;
R-ebt sta per: tecnica di respirazione in emergenza Reilly;

Essa consiste in:
– Inspirare normalmente con il naso;
– Espirare con la bocca, parzializzando l’apertura e prolungando l’espirazione;

Come si può notare non è richiesto nulla di complicato da realizzare. La particolarità consiste nel inspirare con il naso (scaldando e inumidendo l’aria) ed espirare con la bocca. Con la parzializzazione dell’apertura della bocca si ottiene il duplice scopo di forzare leggermente la fuoriuscita dell’aria e conseguentemente  prolungare la fase di scarico.

Nel prossimo post verranno pubblicati i risultati di alcuni test condotti utilizzando questa tecnica.

Luca

3 thoughts on “Tecniche di respirazione conservative dell’aria R-EBT parte 1

  1. Ho indossato l’autorespiratore nella prova di evacuazione aziendale ed ho notato che respirando con l’autorespiratore soprattutto all’inizio mi sentivo la bocca secca e molto asciutta..xchè??puo essere che non respiravo aria tanto buona?

    • Ciao Antonio, il problema non risiede nella qualità dell’aria. Se nn fosse “buona” ne hai immediato sentore perché si possono percepire gli odori e i sapori dell’elemento inquinante. Per esempio se il compressore ha un difetto di manutenzione e rilascia dell’olio nell’aria compressa si sente facilmente. Senza consoderare il fatto che la qualità dell’aria deve essere verificata periodicamente. Penso sia più un difetto di informazione/formazione sulle caratteristiche dell’aria contenuta all’interno delle bombole. Quest’aria deve essere molto secca, parliamo di un contenuto massimo di poche decine di mg/mc. Questo per evitare che durante il processo di espansione il repentino raffeddamento ghiacci l’acqua contenuta nell’aria. In queste due situazioni, aria fredda e secca, risiede il motivo per il quale hai provato la sensazione di avere una bocca secca e asciutta. Il problema principale però non è tanto la bocca secca, ma il fatto che lo sono anche le vie aree superiori e in parte i polmoni.
      Per ovviare a questo problema vi è un unica e semplice soluzione: respirare con il naso. Se respiri con il naso l’aria viene riscaldata e arricchita di umidità prima di raggiungere i bronchi. In questo modo si evitano tutti gli inconvenienti sopraelencati.
      Spero che la risposta ti sia stata utile.
      Cordialità
      Luca

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